Yoga emozioni e reattività

Appunti del corso su Emozioni e Reattività, I modulo del Ciclo Coscienza e Consapevolezza.

Karta Singh – Guru Jiwan Kaur 2014.

Note su una parte del modulo Emozioni e reattività automatica, che fa parte del ciclo Coscienza e consapevolezza. E’ una traccia per chi ha partecipato, e può dare un’idea sintetica dei contenuti affrontati a chi è interessato a partecipare al modulo.

Le emozioni costituiscono un elemento centrale nella nostra esperienza come esseri umani. Nel Kundalini Yoga lo studio delle emozioni viene approfondito in quella branca che va sotto il nome di umanologia, della quale fanno parte anche, ad esempio, gli studi sullo stress, sulle relazioni interpersonali e sui rapporti di coppia.

Il soggetto è affascinante e ostico, studiato da diverse scuole di psicologia, deliberatamente escluso da altre, proprio per la difficoltà di definire ciò che un’emozione è. In studi circoscritti (prevalentemente alla paura) l’approccio neurofisiologico ha dato risultati di interesse e molto promette ancora.

Un’emozione si presenta con una ricchezza di esperienza che coinvolge una fisicità ed una sensorialità estranee alla semplice attività di pensiero: un pensiero (“due più due fa quattro”, o “vedo una mela sul tavolo”) è un processo mentale semplice, un atto cognitivo che rimane confinato nell’ambito della psiche. Un’emozione, indotta da uno stimolo reale, o da un processo immaginario come il ricordo di un evento, porta con sé un corredo di esperienze fisiche (aumento del battito cardiaco, la “stretta allo stomaco” che provano gli ansiosi o gli innamorati, il “restare senza respiro”) che la caratterizza e la distingue eche può renderla indimenticabile.

Questa caratteristica delle emozioni è oggetto di dibattito da più di un secolo: William James in “What is an emotion?“, (1) indica come centrale, nello sperimentare l’emozione, l’insieme di reazioni fisiche che lo stimolo innesca, e che lo portano a dire che “non fuggo perché vedendo l’orso provo paura”, ma “provo paura perché la mia reazione di fuga davanti all’orso suscita in me l’emozione della paura”.

James è consapevole degli aspetti paradossali del suo approccio, che così semplificato può sembrare improponibile; uno degli elementi centrali del suo bel saggio è proprio nella definizione dell’oggetto di studio, vale a dire nel considerare soltanto quelle emozioni cui si accompagnano reazioni fisiche distinte e specifiche. In questo modo circoscriviamo il campo e contemporaneamente facciamo maggiore chiarezza su cosa stiamo cercando, vale a dire i processi che hanno luogo nella sequenza stimolo -> reazione emotiva.

La possibilità di usare strumenti di indagine sempre più sofisticati ci ha consentito di scendere più in profondità nei meccanismi di funzionamento del cervello e quindi delle reazioni emotive.

Ne emergono sia indicazioni fisiologiche (quali aree del cervello sono interessate) sia funzionali.
In realtà, per quanto si tenda a individuare nel sistema limbico la sede dell’esperienza emotiva, non esiste un “centro delle emozioni” vero e proprio nel cervello, ma la reazione emotiva si può piuttosto considerare come un concorrere di meccanismi, in parte totalmente automatici, in parte consapevoli, che avvengono contemporaneamente a seguito della percezione di uno stimolo come la visione di un oggetto, la percezione di un suono o di un profumo.

Nel caso della reazione alla paura, forse l’emozione più ampiamente studiata, gran parte delle comunicazioni e delle attività cerebrali coinvolgono l’amigdala (2) (3), per poi interessare il cervelletto ed il lobo frontale, ed estendersi in reazioni sistemiche che travalicano le soglie dell’attività cerebrale pura e semplice, coinvolgendo tutto l’organismo, con effetti sul sistema nervoso, sulla produzione di ormoni specifici, e sull’attività circolatoria e muscolare.

Assistiamo al cooperare di diversi sistemi specializzati, alcuni preposti a produrre una risposta veloce ed automatica, altri che consentono successivamente di arricchire e rendere più elaborata questa risposta, adattandola alla complessità ed alla struttura dello stimolo percepito.

La prima risposta, evolutivamente selezionata, è orientata alla sopravvivenza (“vedo un serpente: la reazione mi porta a trasalire, accelerare il battito cardiaco, chiede una scarica di adrenalina alle surrenali) ed una successiva, un momento di seconda valutazione, dello stimolo che mi consente di produrre risposte più articolate: (“E’ un serpente o un bastone? Da che parte mi conviene fuggire? Posso affrontarlo? È pericoloso?”).

Nel caso il soggetto percepisca una reale situazione di pericolo altri meccanismi intervengono a sostenere l’esperienza emotiva della paura. Questi elementi di feedback sono essenziali per la sopravvivenza.

Il meccanismo di reazione, così come le strategie di risposta alla paura (ad esempio immobilizzazione, fuga, sottomissione) sono largamente trasversali a grandissima parte degli esseri viventi, non solo dei mammiferi, ma li troviamo in specie evolutivamente distanti come i pesci o i rettili.

Condividiamo con altri animali dei meccanismi di reazione e difesa che sono stati evolutivamente vantaggiosi, e che le nostre capacità di elaborazione cognitiva, più articolate ma più lente, non hanno rimosso.
Queste reazioni contribuiscono a produrre e sostenere lo stato emotivo, in un complesso reticolo di azioni e reazioni neuromuscolari ed ormonali (adrenalina, corticosteroidi, serotonina, dopamina, etc.).

In soggetti sottoposti per lungo tempo a stress e paura si osservano effetti fisiologici della sovraesposizione a questi ormoni, che impattano su ipotalamo e sistema limbico producendo affaticamento e perdita di memoria a breve termine, fino ad arrivare a vere e proprie lesioni dell’ipotalamo.

Dal punto di vista yogico non c’è contraddizione tra ciò che viene rilevato dalla fisiologica occidentale e la visione tradizionale. Naturalmente Yoga e umanologia usano categorie proprie per interpretare alla luce delle credenze e conoscenze tradizionali quanto avviene negli essere umani.

I meccanismi di reazione e difesa sono prevalentemente legati alla mente negativa; lo Yoga riconosce le caratteristiche automatiche ed inconsce di gran parte di questi processi, come riconosce la capacità della mente di intervenire sulla struttura fisiologica, alterando l’equilibrio dei tattva ed il flusso dell’energia.

Tecniche specifiche di Kundalini Yoga vengono utilizzate per alterare le risposte automatiche e modificare con successo i meccanismi preconsci che portano all’instaurarsi di situazioni autosostenentesi di ansia.

Alcuni studi (4) riportano come specifici protocolli basati su tecniche di Kundalini Yoga siano efficaci nella terapia di disordini ossessivo-compulsivi (OCD) e nella riduzione degli stati di ansia.
Protocolli basati su tecniche di Kundalini Yoga sono stati usati prima in test non controllati e successivamente in test cechi randomizzati con risultati positivi.

Una maggiore comprensione dei meccanismi di produzione emotiva ci consente di indirizzare meglio la scelta delle tecniche di Kundalini Yoga.
Alla luce di quanto esposto sopra, osserviamo ad esempio che le tecniche che si indirizzano ad ipotalamo e pituitaria sono di grande interesse nella gestione delle emozioni.

Quelle che stimolano il lobo frontale aiutano a differenziare la varietà delle risposte fornite negli stati di ansia: sappiamo che (5) in una situazione di stress prolungato esiste una tendenza da parte delle persone coinvolte a ridurre la propria capacità di percezione complessiva del problema e della propria posizione, focalizzandosi sugli aspetti bloccanti che alimentano la sensazione di “non avere vie d’uscita”.

Diverse strategie sono state proposte per gestire creativamente situazioni complesse (6); a questi strumenti si possono affiancare con successo tecniche di Kundalini Yoga che lavorino sui blocchi inconsci, sulla memoria fisica (cancellando così i meccanismi di feedback che si instaurano ed autosostengono nello stress di lungo termine) e tecniche di meditazione. Nella nostra esperienza questi strumenti si sono dimostrati efficaci in una grande varietà di casi.

  1. James,William. (1884) “What is an emotion?” Mind, 9,188-205.
  2. Joseph LeDoux (1998) “Il cervello emotivo”, Baldini Castoldi
  3. Justin S Feinstein et alii (2011) “The human amygdala and the induction and experience of fear”, Current Biology 21,January 11,2011 34-38
  4. Shannahoff-Kalsa (2004) “An Introduction to Kundalini Yoga Meditation techniques that are specific for the Treatment of Psychiatric Disorders”, The Journal of Alt. and Comp. Medicine, 10,1
  5. Karta Singh, Guru Jiwan Kaur (2011) “Gestire le crisi” Appunti del corso, non pubblicato
  6. De Bono (1970) Lateral Thinking, Penguin Psychology

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