Occidentali’s Yoga: da karma a dharma

I più radical chic, yogi e non, olisticosalutisti, sciamani ed orientaleggianti del terzo millennio, hanno mal sopportato la canzone di Francesco Gabbani, che ha sottratto alla straordinaria Fiorella Mannoia, il primo posto sul palco dell’Ariston. “Occidentali’s Karma” l’ho sentita nel gruppo d’ascolto che da anni ormai si organizza nella mia famiglia per la finale del festival di Sanremo. (Sì, siamo molto nazionalpopolari). Mia cognata e mio padre erano un pochino “preoccupati”, temevano che la mia ira funesta potesse abbattersi sul brano di questo giovane cantautore.

“Secondo me la odierai” mi hanno detto poco prima che Gabbani con scimmia annessa cominciasse a cantare. Invece dopo il primo minuto, increduli, mi hanno trovato a ballare con mia nipote Beatrice che improvvisava una danza sufi sorridendo davanti allo schermo. “Mi piace!” ho detto davanti alle loro facce perplesse. Sì, la canzone di Gabbani non mi è dispiaciuta e non perché sia un capolavoro, affatto, ma perché lancia una provocazione ed una riflessione interessante, soprattutto per chi come me, si occupa di yoga. Siamo tirati in ballo, pure un po’ ridicolizzati, spinti a prenderci meno sul serio, ma soprattutto lanciati di fronte alla necessità di osservare il motivo reale per il quale ci siamo avvicinati a questa disciplina.

Yoga 

“E’ una sarcastica riflessione sul goffo tentativo di noi occidentali di ricercare la serenità tramite discipline orientali, per poi scoprire che, spogliati dalle sovrastrutture occidentali siamo tutti delle scimmie nude” ha detto Gabbani quando gli è stato chiesto di spiegare il senso della canzone. Da un certo punto di vista come dargli torto?
Perché il rischio per noi occidentali che facciamo yoga o pratichiamo discipline che si legano alla cultura orientale, è avvicinarci a questo “mondo” più per moda che per necessità vera. Di immagini, foto e locandine che di yoga non hanno proprio nulla è pieno il web. Corpi scolpiti in posizioni da danzatori o contorsionisti, a volte quasi da circensi, insegnanti semi nudi a mostrare curve e posture perfette, ma anche annunci di classi di yogilates, piloxing, “yoga bikram” e chi più ne ha più ne metta. Minestroni di conoscenze e credenze, estremamente lontani dalla tradizione e dalla vera essenza.

Più fitness che yoga. E ancora selfie e dirette facebook al posto di vere lezioni, corse all’outfit più adatto, all’accessorio in stile orientale più cool. Eh sì possiamo proprio parlare di Occidentali’s Karma, di variazioni sul tema che portano altrove e se a ricordarcelo è persino il festival di Sanremo, per quanto mi riguarda va benissimo.

Nel percorso per diventare insegnante, una cosa sin da subito mi è stata chiarita: il Kundalini Yoga è una disciplina millenaria che va insegnata così come Yogi Bhajan ce l’ha trasmessa, facendo l’immenso sforzo di portarla fino in occidente alla fine degli anni 60. Il Kundalini Yoga infatti, in India, era segreto e poteva essere praticato solo negli ashram. Così come ci è stato donato, fino al 2004, anno in cui Yogi Bhajan morì, siamo tenuti ad insegnarlo, senza alcuna modifica. Il suo lavoro di trasmissione di conoscenze e sapere non può né deve essere modificato. Alle spalle ha migliaia di anni e una catena d’oro di insegnanti e maestri alla quale agganciarsi, umilmente, ringraziando. Vi racconterò con calma e meglio, in un altro post, la vita di Yogi Bhajan e l’immane lavoro fatto per fare arrivare a noi il Kundalini Yoga.

Una cosa è certa, non ci serve nessun tappetino alla moda, nessuna foto “figa”, nessun video accattivante. Ci serve capire se fare yoga ci fa star bene oppure no, se ci è utile. E poi ci serve la pratica. Infine, io credo e lo ribadisco, ci serve vivere da occidentali consapevoli, senza negare le nostre radici e la nostra cultura. Il rischio di caderci dentro con tutte le scarpe, me compresa che sia chiaro, lo corriamo tutti. E siccome in questi giorni si parla un sacco di karma, come se fosse una vera maledizione, facciamo un po’ di chiarezza, spiegando il concetto così come vuole la tradizione yogica.
Il karma è un insieme di azioni da risolvere, completare, che a volte ci restituisce, anche in maniera un po’ forte la parte mancante del nostro agire. Il dharma invece, è quando viviamo seguendo la nostra vera essenza, il nostro vero sé. Imparando a fluire con grazia e autenticità. Senza cercare riconoscimenti, risposte, senza la necessità di mascherarsi da scimmie per assomigliare a chissà chi.

Sach Prem Kaur (Giorgia Landolfo)

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