SA-TA-NA-MA: ecco perché meditare su una pelle di pecora

Molti moltissimi praticanti di Kundalini Yoga neofiti e non, si chiedono, a volte con un pizzico di fastidio, perché gran parte degli insegnanti di KY conducano le loro lezioni e la loro pratica personale seduti sopra una pelle di pecora. Me lo sono chiesta più volte anch’io in questi anni, stizzita all’idea che, pur non mangiando carne di nessun animale, dovessi sedermi sulla pelle di un essere morto, ucciso per chissà quale ragione. Forse per un “vezzo” spirituale. Eppure non avevo mai avuto il coraggio di chiedere la motivazione. Scioccamente ritenevo quasi di conoscere la risposta e indignata all’idea di acquistare una pelle di pecora continuavo a sedermi quotidianamente su un supertappettino di ultima generazione, made in Decathlon.

Durante un seminario, in un momento di pausa, ho sentito che qualcuno come me, guardando una pelle di pecora palesava ad alta voce il suo disappunto. E lì l’insegnamento è arrivato.

Guru Jiwan Kaur mia insegnante e splendida lead trainer del Teacher training sorridendo ci ha spiegato la ragione per cui tradizionalmente nello yoga spesso si usa sedersi e praticare sulla pelle di pecora.

Anticamente gli yogi vivevano sulle montagne, nelle caverne ed erano vegetariani. Avevano un grande rispetto per ogni elemento del creato che era considerato prezioso tanto da non esser gettato via perché gli si riconosceva sempre un valore all’interno dell’universo. Per questo motivo gli animali ormai morti, come pecore, orsi, montoni e tanti altri a pelo lungo, venivano reintegrati nel ciclo dell’esistenza. E resi ancora una volta utili all’interno di un nuovo inizio. La loro pelle dunque, era riutilizzata in diversi modi, consentendo a quell’animale di essere ancora utile all’interno di una nuova fase della vita, onorandolo e rendendolo eterno.

Meditare sulla pelle di un animale, perché? Yogi Bhajan lo spiega in una splendida lecture nella quale dice che sedersi sulla pelle di un animale significa sedersi sulla propria, prendere la propria parte mortale e mettersela sotto, così da stabilire e non dimenticare la relazione tra finito e infinito. Così da ricordarci che oggi siamo vivi, ma domani saremo la pelle di qualcun’altro. Meditare su una pelle di pecora è dunque contemporaneamente connettersi con l’infinito e avere presente la caducità della nostra esistenza.

Come yogi operiamo delle scelte per una ragione precisa, provando e testando ciò che è più utile. Proprio dal punto di vista più strettamente funzionale la pelle di pecora si integra perfettamente con il microclima dell’epidermide, riscaldando e proteggendo la pelle aiuta ad espandere il campo elettromagnetico. In quanto elemento perfettamente naturale la pelle di pecora sulla quale meditiamo e pratichiamo si carica della nostra energia e della nostra aura.

Ricordandoci una volta di più che esiste un ciclo dell’esistenza (così come ci suggerisce il mantra SA-TA-NA-MA) e che se si accetta che una fase si è conclusa, un’altra, nuova, può iniziare.

Sach Prem Kaur (Giorgia Landolfo)

Sach Prem Kaur, insegnante di Yoga

Sach Prem Kaur

Sach Prem Kaur (Giorgia Landolfo) nata e cresciuta a Catania, insegnante di Kundalini Yoga e giornalista.
Scrive per i blog di Shakti News, per CataniaToday, “G.Punto” e “Yoga non solo Ooom”.

 

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